Natalia Aspesi, La Repubblica, 12/02/2000, 12 febbraio 2000
Fino a quel memorabile film, Piace a troppi (come era stato tradotto per paura di offendere il Vaticano Et Dieu créa la femme), le attrici anche giovanissime parevano donne fatte, il che rendeva la loro eventuale peccaminosità accettabile, prima che la storia le rendesse oneste col matrimonio o le purificasse con la morte
Fino a quel memorabile film, Piace a troppi (come era stato tradotto per paura di offendere il Vaticano Et Dieu créa la femme), le attrici anche giovanissime parevano donne fatte, il che rendeva la loro eventuale peccaminosità accettabile, prima che la storia le rendesse oneste col matrimonio o le purificasse con la morte. Con dieci anni di anticipo sulla rivoluzione sessuale, quel giovanotto allampanato e furbo, inventò il fascino dell’estrema giovinezza, di una stagione breve e perciò preziosa della bellezza femminile, che aveva diritto alla sua moda, alle sue pettinature, e soprattutto ai suoi folgoranti peccati. Quel film era massimamente sconnesso e scemotto, essendo la protagonista un’orfanella concupita sia da vecchi ricchi che da rudi pescatori (mi pare) e per questo ritenuta poco seria, anche se le corna al giovane marito non le mette. Ma il fulgore provocante di Brigitte, dalle lunghe gambe, dalla vita sottile, dal seno naturalmente rotondo e non più ingabbiato in reggipetti a punta come quello delle dive americane, obnubilò i benpensanti, che forse ingombrati da imprevedibili emozioni, giudicarono il film scandaloso. Soprattutto li gettò nel panico la scena in cui Brigitte, flessuosa nella sua attillata maglietta nera che sarebbe diventata una divisa della giovinezza di tutto il mondo, balla il mambo come, s’interrogarono i padri di famiglia adusi ad effusioni controllate, loro immaginavano si potesse, ma non dovesse, fare l’amore.