Natalia Aspesi, La Repubblica, 12/02/2000, 12 febbraio 2000
Negli anni la carriera di regista di Vadim appariva sempre più pericolante, anche se l’uso di adolescenti bellissime e peccatrici (ma in Italia le scene di nudo venivano tagliate tra fulmini e saette di democristiani e critici) rendeva i suoi film sopportabili, malgrado le storie fumose
Negli anni la carriera di regista di Vadim appariva sempre più pericolante, anche se l’uso di adolescenti bellissime e peccatrici (ma in Italia le scene di nudo venivano tagliate tra fulmini e saette di democristiani e critici) rendeva i suoi film sopportabili, malgrado le storie fumose. I protagonisti maschili erano sempre bizzosi intellettuali che con le loro sporcaccionate asservivano devote stupidine assatanate, e anche lì stava il talento del regista: perché tutti pensavano che si trattasse di sua autobiografia, e pur sbadigliando al film, lo invidiavano moltissimo. Giustamente perché poi la Brigitte Bardot di Piace a troppi, l’Annette Stroyberg di Relazioni pericolose, la Jane Fonda di Barbarella, perdevano la testa per lui e lo sposavano pronte ai godimenti del martirio di una vita a due con quel tipo difficile, un po’ ”Nouvelle Vague” quindi presuntuoso e pensoso. Riuscì a scansare il matrimonio un’altra bellissima, più sapiente delle altre, Catherine Deneuve, che era stata la virtuosa Juliette in un grottesco adattamento di De Sade malauguratamente affrontato dal regista, senza però sottrarsi all’azzardo di dargli un figlio, che per l’instancabile amatore di dive era il terzo.