Stefano Trincia, Il Messaggero, 26/02/2000, 26 febbraio 2000
Era cominciato tutto nella calda estate del 1983, sulla riva di un laghetto texano. Sulla superficie appiattita dalla bonaccia, era stata vista galleggiare capovolta, la barca a remi di Jimmy Don Beets, vigile del fuoco di Dallas
Era cominciato tutto nella calda estate del 1983, sulla riva di un laghetto texano. Sulla superficie appiattita dalla bonaccia, era stata vista galleggiare capovolta, la barca a remi di Jimmy Don Beets, vigile del fuoco di Dallas. Nessun indizio di reato. Nel dolore di amici e conoscenti - Beets era molto popolare - il pompiere se n’era andato all’altro mondo vittima di un tragico incidente e nulla più. Fino all’estate di due anni dopo. Quando una soffiata anonima, arrivata alla polizia di Gun Barrel City, cittadina di residenza di Beets, aveva messo gli investigatori sulle orme delle vedova, Betty Lou. «Scavate nel suo giardino», aveva suggerito il delatore. Poche palate sotto i fiori e l’erbetta, e dalla terra erano emersi i resti del pompiere, nella testa il foro di una pallottola. Poco più in là il corpo di un altro uomo, Doyle Barker, quarto marito della donna, anch’egli ucciso con un colpo di pistola alla tempia. La Beets era finita in prigione, sulle spalle l’accusa di omicidio volontario e il sinistro soprannome di ”Vedova nera”, come nel film di Bob Rafelson, con Theresa Russel nei panni di una spietata killer di ultracinquantenni ricchissimi. Condannata a morte, chiusa per 18 anni nel penitenziario texano di Huntsville - il più produttivo del mondo quanto ad esecuzioni capitali - la nonna uxoricida ha finito tragicamente i suoi giorni a 62 anni di età: una iniezione letale l’ha uccisa giovedì notte, dopo che il Governatore del Texas e candidato repubblicano alla Presidenza George Bush Junior ha respinto l’ultimo appello alla clemenza: una sospensione della pena di qualche mese, per riaprire il dossier della Beets su una pagina ignorata dalla giustizia, hanno sostenuto i suoi legali.