Stefano Trincia, Il Messaggero, 26/02/2000, 26 febbraio 2000
Alla giuria sarebbe stata infatti nascosta la vera storia della donna: una infelice sottoposta fin dalla prima infanzia a violenze inaudite, stuprata all’età di cinque anni
Alla giuria sarebbe stata infatti nascosta la vera storia della donna: una infelice sottoposta fin dalla prima infanzia a violenze inaudite, stuprata all’età di cinque anni. E poi vittima di maltrattamenti e percosse durante i suoi cinque matrimoni, da mariti ubriaconi e maneschi. Per questo la Beets si era alla fine armata. Per questo aveva usato la pistola la prima volta nel 1972, ferendo non mortalmente il secondo marito. Ed uccidendo poi, per disperazione e follia, il quarto ed il quinto. Uno dei suoi cinque figli, testimone delle violenze, l’aveva aiutata a seppellire l’uno dopo l’altro i due cadaveri nel retro della casetta di famiglia. «Mia madre - ha detto nelle ultime ore di vita della Beets - ha sofferto in modo indicibile, ha agito per legittima difesa non per cattiveria». Durante il processo l’avvocato d’ufficio aveva però ignorato queste attenuanti: negligente e corrotto, aveva sonnecchiato in aula fino alla condanna della sua assistita. Un motivo in più, hanno arguito i suoi legali, per sospendere l’esecuzione e riesaminare con lucidità il caso della ”vedova nera”.