Irene De Arcangelis, La Repubblica, 08/03/2000, 8 marzo 2000
Lorenzo Malvone è seduto nella stanza del vice questore Gianfranco Urti, guarda negli occhi il pm Andrea Nocera che verbalizza la sua confessione, ma i suoi pensieri vagano altrove
Lorenzo Malvone è seduto nella stanza del vice questore Gianfranco Urti, guarda negli occhi il pm Andrea Nocera che verbalizza la sua confessione, ma i suoi pensieri vagano altrove. Poco prima è stato arrestato a casa, stava aprendo la porta d’ingresso della sua villetta per andare a costituirsi, dopo aver raccontato tutto a moglie e figli. « stato un raptus, quando l’ho visto. Era libero, l’aria strafottente. Che se ne importava lui, di avermi ridotto sul lastrico? Che se ne importava se da quel giorno le banche mi avevano chiuso le porte in faccia? Non ho capito più niente e voi lo sapete. Se avessi premeditato l’omicidio certo non sarei andato ad ucciderlo con una pistola denunciata e in sella al motorino su cui sono venuto tante volte proprio qui, in commissariato, per vedere le foto di quei maledetti rapinatori. Qui, da voi, in cerca di una speranza... Invece lui era libero, forse si stava godendo il denaro che avevo guadagnato in una vita di sacrifici, forse rideva di me con i suoi complici».