Marco Imarisio, Corriere della Sera, 14/03/2000, 14 marzo 2000
Monselice (Padova). « una cosa enorme, uccidere un uomo». Anche se è entrato in casa tua, ha trascinato tua moglie per i capelli e ti ha sparato addosso
Monselice (Padova). « una cosa enorme, uccidere un uomo». Anche se è entrato in casa tua, ha trascinato tua moglie per i capelli e ti ha sparato addosso. Anche se ha trasformato una sera come tante (la cena in tavernetta con gli amici, beccaccini e starne ad arrostire sul camino) nella finestra su un abisso che non meritavi di vedere: « dura accettare questa realtà. Ho ucciso un uomo. Mi rimarrà dentro per tutta la vita, so che non dimenticherò, non posso dimenticare». Giuseppe ”Valter” Carturan ha tre tubi che gli entrano nel corpo, il pitale sul comodino, non si può alzare dal letto, reparto Chirurgia, ospedale di Monselice. I medici hanno lavorato due ore per estrargli dalla schiena una pallottola calibro 7,65 («Deviata dalle ossa del bacino - dicono -: è stato fortunato»). Ma non è quella la ferita che fa più male: «Non mi meritavo tutto questo, lo capisce? Non è giusto che sia successo». Quello che segue è lo sfogo di un commerciante sessantenne, che ha cominciato a 13 anni vendendo stracci al mercato, ha fatto i soldi, si è sposato e ha avuto dei figli, ha aperto cinque bei negozi, ha costruito una bella villetta e un’esistenza tranquilla. E che una sera di marzo si è trovato a sparare nel salotto di casa sua per difendere tutto questo.