Marco Imarisio, Corriere della Sera, 14/03/2000, 14 marzo 2000
Gli spari. «Dico a tutti di correre al piano di sopra. Mio fratello e mia cognata ce la fanno, mia moglie invece la prendono
Gli spari. «Dico a tutti di correre al piano di sopra. Mio fratello e mia cognata ce la fanno, mia moglie invece la prendono. E intanto sparano, alle pareti, sul soffitto. Io sono in camera mia, prendo il mio Benelli automatico calibro 12 dall’armadio e le cartucce dal comodino. Mi affaccio alle scale e tiro un colpo per aria, ricarico e scendo alla porta dell’antibagno, c’è uno che si sta chiudendo dentro con mia moglie, la trascina per i capelli. Cerco di aprire, sento tre botti e un bruciore alla schiena. Mi giro e sparo anch’io. Vedo che quello più vicino a me ha il sangue che gli schizza dalla faccia e dal collo, ricarico e sparo a quello più lontano. Poi ricordo solo il silenzio, mia moglie che piange. E mio fratello che si avvicina e mi dice: ”Abbassa il fucile, Giuseppe, sono scappati”. Non so quanto tempo è passato, ma tutto questo è durato 5 minuti, non di più».