Isabella Bossi Fedrigotti, Corriere della Sera, 25/02/2000, 25 febbraio 2000
Un po’ pietoso, un po’ impietoso, a volte accorato, a volte rabbioso, più spesso distaccato e perfino freddo, come sempre immaginiamo debba essere l’animo inglese, è il racconto che John Bayley, critico e docente di letteratura, ha dedicato alla moglie, la grande scrittrice Iris Murdoch, scomparsa l’anno scorso, dopo aver sofferto a lungo del morbo di Alzheimer
Un po’ pietoso, un po’ impietoso, a volte accorato, a volte rabbioso, più spesso distaccato e perfino freddo, come sempre immaginiamo debba essere l’animo inglese, è il racconto che John Bayley, critico e docente di letteratura, ha dedicato alla moglie, la grande scrittrice Iris Murdoch, scomparsa l’anno scorso, dopo aver sofferto a lungo del morbo di Alzheimer. Come si sa, Elegia per Iris, un’autobiografia che è memoria nella parte che riguarda i primi quarant’anni di vita matrimoniale e diventa diario negli ultimi dieci tormentati dalla demenza senile, è stato scritto in contemporanea, durante la malattia, quando Bayley ha dovuto trasformarsi nell’infermiere di sua moglie. E si capisce che solo il proverbiale carattere lieve e mansueto di Iris, rimasto tale anche nella nebbia della progressiva smemoratezza, ha reso in qualche modo sopportabile la lunga reclusione a due imposta dall’Alzheimer.