Isabella Bossi Fedrigotti, Corriere della Sera, 25/02/2000, 25 febbraio 2000
Pietosamente il professore lava sua moglie, la veste, la pettina, le permette di seguirlo a ogni passo, cerca di intrattenerla leggendole qualcosa, rievocando i tempi buoni o commentando per lei i cartoni animati che si è ridotta a guardare per ore in tv
Pietosamente il professore lava sua moglie, la veste, la pettina, le permette di seguirlo a ogni passo, cerca di intrattenerla leggendole qualcosa, rievocando i tempi buoni o commentando per lei i cartoni animati che si è ridotta a guardare per ore in tv. Impietosamente, si sofferma sui capelli che le ciondolano in disordine intorno al viso, sull’odore che emana il suo corpo. E si chiede come ha fatto, tanti anni prima, a perdere la testa per quella stessa persona, a esserne stato innamorato e geloso, ad averla desiderata e voluta sposare. Dentro di sé non riesce ad avere memoria di quei sentimenti; ne conserva soltanto il ricordo storico. Con accoratezza osserva il progressivo smarrirsi della grande intelligenza di Iris, le sue lacrime diventare frequenti, la sua totale dipendenza da lui e il suo sguardo terrorizzato non appena accenna ad allontanarsi un momento. Con rabbia cerca, invano, di metterle sotto gli occhi la tragedia e il disfacimento della loro vita, l’insopportabilità dei giorni e delle ore, insistendo con ostinazione, sia pure a vuoto, tanto per scaricare la propria furia. Oppure la sgrida e, a volte, perfino la colpisce, quando lei si mostra troppo testarda, troppo irrequieta e incontrollabile.