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 2000  febbraio 25 Venerdì calendario

E quando non c’è più nulla, non gelo e non compassione, non ira e non commozione, resta solo la disperazione del terribile vuoto che si apre nei giorni tra una salvifica routine e l’altra

E quando non c’è più nulla, non gelo e non compassione, non ira e non commozione, resta solo la disperazione del terribile vuoto che si apre nei giorni tra una salvifica routine e l’altra. Quando finiscono i cartoni e ancora non è l’ora di mangiare o quando il tè è già passato ed è troppo freddo per uscire a fare due passi, i tempi si allungano all’infinito e l’angoscia prende alla gola i protagonisti della tragedia ma, anche, i lettori i quali non possono fare a meno di specchiarsi in ciò che la vita potrebbe riservare a ciascuno di loro. Prima e al di là della malattia c’è, però, il racconto felice e spiritoso degli anni buoni, dei primi incontri, del lavoro, degli amici, della vita comune in diverse case, dei viaggi, delle tante nuotate fatte in fiumi, stagni, mari, canali, laghi e piscine. Ma c’è anche, semplicemente, la descrizione della grande Iris Murdoch, del suo carattere, della sua fantasia e allegria, della sua innocenza e imprevedibilità, del suo volto privato e intimo. In più, sia pure tra le righe, c’è qualcosa del rapporto, non necessariamente facile, tra una donna, scrittrice di successo e un uomo «soltanto» critico letterario il quale, tra l’altro, si è sobbarcato, per amore o per forza, le incombenze di casa alle quali lei ha, fin dal principio, distrattamente rinunciato: per sua indole, non per rivendicazione di qualche politicamente corretta parità domestica. Con il risultato che, se i due volevano mangiare o sopravvivere alla sporcizia della casa e all’inselvatichimento del giardino, doveva pensarci il professore.