Antonella Stocco, Il Messaggero, 26/03/2000, 26 marzo 2000
Breve fuga: Cocciolo viene ripreso subito e condannato a altri tre anni e sette mesi consumati tra un carcere e l’altro, chiuso in isolamento per sfuggire alla violenza degli altri detenuti
Breve fuga: Cocciolo viene ripreso subito e condannato a altri tre anni e sette mesi consumati tra un carcere e l’altro, chiuso in isolamento per sfuggire alla violenza degli altri detenuti. Nel suo fascicolo si accumulano i rapporti disciplinari per oltraggio alle guardie, calunnia e piccoli furti. Altri anni di condanna. Il carcere della redenzione è un abisso, il carcere delle buone intenzioni riduce Vincenzo Cocciolo a un’ombra. Nel ’94, nel tentativo di sbrogliare una situazione ingovernabile, il ministero della Giustizia autorizza il detenuto a cambiare sesso e a farsi chiamare Terry. Vincenzo va in giro con i tacchi alti e le unghie smaltate: una perizia dice che in lui non c’è psicosi alcuna e l’operazione si fa. Vincenzo diventa Terry e trasloca tra le detenute; perde il conto degli anni che gli restano. Alberto Simeone la incontra a Rebibbia e caldeggia la richiesta di grazia mentre Terry non riesce nemmeno ad avere un permesso perché la giustizia è spaventata dagli oltraggi nel fascicolo, ma non da 27 anni di carcere che sanno di vendetta. Infine un permesso arriva: Terry esce per qualche giorno, è spaventata, non sa dove andare e si rifugia all’Esercito della salvezza. A Rebibbia abbandona smalto e tacchi per la tuta da lavoro. Al suo avvocato, Francesco Romeo che si batte perché una storia giudiziaria «non si trasformi in una brutale vendetta dello Stato, oltre la condanna» dice di aver cambiato sesso perché delle donne non ne vuole più sapere. A chi le parla di Wilma replica: era la mia ragazza.