Renzo Cianfanelli, Corriere della Sera, 29/03/2000., 29 marzo 2000
Vladimir Putin chiese alla futura moglie Ljudmila di sposarlo con un’espressione talmente imbarazzata che lei, al principio, pensò che volesse lasciarla: «Alla fine di un lungo silenzio, incominciò: ”Oramai sai come sono fatto, io non sono una persona facile, parlo poco e posso anche offendere, insomma per passare la vita insieme sono un tipo difficile”
Vladimir Putin chiese alla futura moglie Ljudmila di sposarlo con un’espressione talmente imbarazzata che lei, al principio, pensò che volesse lasciarla: «Alla fine di un lungo silenzio, incominciò: ”Oramai sai come sono fatto, io non sono una persona facile, parlo poco e posso anche offendere, insomma per passare la vita insieme sono un tipo difficile”. Rimasi interdetta. Pensai che mi avesse convocata per dirmi che la cosa migliore da fare era separarsi. Invece stava per chiedermi se lo volevo sposare... Sentendo tutte quelle parole esitanti, non sapevo cosa pensare: ”In generale” risposi ”per quanto mi riguarda ho già scelto”. Lui era sospettoso. Mi squadrava con l’aria incredula e alla fine mi disse ”davvero? Se le cose stanno così, dato che ti voglio bene, ci potremmo sposare il giorno tale e talaltro”. Per me fu una cosa talmente inattesa che gli risposi soltanto ”d’accordo”». Tre mesi dopo si unirono in nozze e andarono a vivere in un appartamento di 27 metri quadrati, con i genitori di lui, a Leningrado. Ljudmila fequentava il quarto anno della facoltà di filologia, Putin studiava a Mosca nell’istituto Andropov (la scuola di formazione dei servizi segreti). Da allora lei amministra il bilancio familiare, prepara colazione, pranzo e cena per tutti («Ma adesso ci hanno dato una cuoca») e la mattina si alza sempre con lui («Anche se siamo andati a letto tardissimo»).