Massimo Bertarelli, il Giornale, 05/04/2000., 5 aprile 2000
Tra Spencer Tracy e Katharine Hepburn non fu amore a prima vista. Quando si conobbero, nel 1941, lei per prima cosa gli disse: «Temo di essere troppo alta per lei, Mr Tracy»
Tra Spencer Tracy e Katharine Hepburn non fu amore a prima vista. Quando si conobbero, nel 1941, lei per prima cosa gli disse: «Temo di essere troppo alta per lei, Mr Tracy». Lui borbottò a denti stretti: «Non voglio avere niente a che fare con quella tappetta». Quello stesso anno però, durante le riprese de La donna del giorno, il primo dei loro nove film insieme, si innamorarono follemente. Lei, protestante, anticonvenzionale, esuberante, si era appena separata dopo sei anni di matrimonio dal dandy Luddy Ogden Smith. Lui, cattolico, collerico, irascibile, terrorizzato dall’idea di far soffrire il figlio sordomuto, non avrebbe mai lasciato la moglie Louise. In comune avevano il senso dell’ironia, l’amore per l’arte, il disprezzo per i pettegolezzi. Katharine lo salvò dall’alcolismo facendogli bere migliaia di tazze di tè che lei stessa preparava, in ogni momento, in casa e sul set. Nel ’51, durante le riprese de La regina d’Africa, Katharine scrisse a Spencer tutti i giorni, nel ’58 lo seguì a Cuba dove lui girava Il vecchio e il mare, nel ’61 a Berlino per Vincitori e vinti, nel ’63, quando lui si ammalò di cuore e poi di tumore, abbandonò il set per stargli vicino. Nel ’67, nonostante la malattia, lo convinse a girare Indovina chi viene a cena. Durante le riprese lui le dedicò l’ultima battuta del film (a proposito della figlia bianca che stava per sposare un nero): «Se quello che sentono l’una per l’altra è anche solo la metà di quello che abbiamo sentito noi, è già tutto» .