A.Pi., Corriere della Sera, 13/04/2000, 13 aprile 2000
Donato Bilancia, di anni 49, originario di Potenza, mercoledì 12 aprile è stato condannato a 13 ergastoli e 28 anni di reclusione per aver ucciso, in 6 mesi, 17 persone
Donato Bilancia, di anni 49, originario di Potenza, mercoledì 12 aprile è stato condannato a 13 ergastoli e 28 anni di reclusione per aver ucciso, in 6 mesi, 17 persone. Chiavari. «Il mio destino è segnato, vogliono la mia testa e non c’è nulla da fare: bisogna dargliela. Adesso mi condannerei anche io. Ma più avanti si vedrà... la gente si dimenticherà di me... Senti mamma, fra 5 anni e mezzo sono fuori, a Sanremo a giocare al casinò». Nel carcere di Chiavari Donato Bilancia parla con i genitori, Anna e Rocco. Una decina di incontri, tutti intercettati. Si voleva sapere: la sua confessione è vera? Ha complici? Anche con i genitori Bilancia conferma: «Ho fatto tutto da solo». I delitti. «L’hai fatto o non l’hai fatto?». La mamma chiede dell’uccisione di Giorgio Centanaro, Maurizio Parenti e della moglie Carla Scotto. «Sì, l’ho fatto. Mi hanno preso un miliardo quelli... Degli altri sono pentito, ma per quei due no: lo rifarei domani... Mamma, non prendertela con me ma con quelli che mi hanno fatto del male». Un altro omicidio. La mamma: «Hai fatto la strage, svergognato!». Lui ride: «Ma che strage, erano tre morti». Lei vuol sapere: «E quello che ti ha riconosciuto, il travestito?». Bilancia: «Lui è rimasto vivo, purtroppo... E mi ha visto, che ero solo. Lo sanno che ho fatto tutto da solo». Il processo. «Vogliono darmi l’ergastolo. Ti immagini se mi danno 10 anni? Ci sarà un casino... una cosa al livello politico... Questi qui vogliono la mia testa per l’opinione pubblica e io gliela do. Al processo non ci vengo per vergogna». E la mamma: «Un po’ di dignità, allora ce l’hai...». Bilancia: «Ci sarà un appiglio... ci sarà la Corte di Cassazione. Ora però non può far niente nessuno: venisse Gesù Cristo in terra, non c’è niente da fare». Il carcere. «Adesso sono qui, ricevo centinaia di lettere da ragazze... Ma poi vedrete, mi porteranno in ospedale, un centro di osservazione a Roma, a Rebibbia: campo da tennis, piscina... io sono un personaggio... ho lo schiavo che viene a servirmi in guanti e con un carrello bianco». Giornalisti. «Non rilasciate interviste, non date foto. A nessuno. Mi hanno scritto... (e fa il nome di due notissimi giornalisti tv) ”Saremo desiderosi... Ci faccia sapere”. Io gli ho mandato una lettera: se vuoi sapere i cavoli miei, fa un miliardo». La mamma: «Se fai un’intervista, dalla pure a Emilio Fede, che è simpatico». Magistrati. «Credono di essere in una botte di ferro, sono in una botte di merda. Al pm gli ho detto: la fuga di notizie dipende da lei, merita cartellino giallo...». Suicidio. La mamma: «Disgraziato, perché dopo l’ultimo omicidio non hai infilato la pistola nella testa?». Bilancia: «Mamma, non ho fatto in tempo».