Massimo Lugli, La Repubblica, 13/04/2000, 13 aprile 2000
La clientela era comunque la stessa: professionisti (tra cui numerosi avvocati) e commercianti della zona mentre le ragazze, tutte italiane e tutte molto belle erano insospettabili casalinghe o impiegate che, quasi sempre all’insaputa delle famiglie, arrotondavano il bilancio ”lavorando” due o tre volte la settimana
La clientela era comunque la stessa: professionisti (tra cui numerosi avvocati) e commercianti della zona mentre le ragazze, tutte italiane e tutte molto belle erano insospettabili casalinghe o impiegate che, quasi sempre all’insaputa delle famiglie, arrotondavano il bilancio ”lavorando” due o tre volte la settimana. Rigidissimo il tariffario imposto dai gestori: 100 mila lire per un ”casto” massaggio che diventavano il doppio per una semplice masturbazione e il triplo per un rapporto orale. Sequestrati numerosi preservativi, segno che alcune ragazze erano disposte ad andare ”fino in fondo” coi clienti. La percentuale delle ”massaggiatrici” in genere era del 50 per cento. I carabinieri, in alcuni giorni di appostamento, hanno contato, complessivamente, 250 uomini che entravano e uscivano, soddisfatti, a tutte le ore.