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 2000  aprile 23 Domenica calendario

Dieci anni dopo lo troviamo alle prese con un altro grandioso ricevimento: il principe di Condé, al cui servizio era entrato, lo offre, ancora, al Re Sole a Chantilly

Dieci anni dopo lo troviamo alle prese con un altro grandioso ricevimento: il principe di Condé, al cui servizio era entrato, lo offre, ancora, al Re Sole a Chantilly. Infaticabile, riconosciuto maestro, Vatel sopravvede all’allestimento degli appartamenti, alla preparazione delle 60 tavole per i pranzi reali, all’organizzazione di partite di caccia al cervo sotto la luna, ai fuochi artificiali, alle delizie dei giardini, agli spettacoli e, insomma, a tutto quel gran giulebbe di sontuose piacevolezze che reca immancabilmente con sé la visita dell’assoluto Luigi. A credere a M.me de Sévigné, quando la festa ha inizio, Vatel è in credito di undici notti di sonno perso per stare dietro a tutto. Poi, tre colpi a vuoto, e il suo miserevole destino grandiosamente si compie. Primo colpo: manca, pare, dell’arrosto alle ultime due tavole del souper; non certo a quelle reali o principesche, ma tant’è, qualcuno rimane privo di una delle innumerevoli portate di cacciagione. Secondo colpo: lo spettacolo dei fuochi artificiali è un po’ offuscato da nubi passeggere. Quanto basta perché lo stravolto Vatel sia visto borbottare: «Sono disonorato; è un affronto che non posso sopportare». Terzo colpo: alle quattro del mattino successivo (è un venerdì, si pranza di magro ma sempre da stripparsi) il maître sta attendendo il pesce fresco, che ha ordinato in alcuni porti. Ne arrivano soltanto due casse. veramente troppo; Vatel sale nella sua camera e si passa con una spada (qualcuno favoleggia, per gusto analogo, con uno spiedo), intanto che, da tutte le parti, accorrono a Chantilly carrate di pesce leggermente in ritardo. La Sévigné annota: «Si lodò e si biasimò il suo coraggio»; poi, naturalmente, la festa ha da continuare: «Si pranzò molto bene, ottima colazione, si passeggiò, si cacciò, si giocò: tutto era profumato e incantato».