Natalia Aspesi, La Repubblica, 18/04/2000, 18 aprile 2000
Nelle sue memorie che escono in Italia in questi giorni, Gore Vidal ricorda che negli inverni trascorsi a Klosters in Svizzera, aveva come vicina di casa Greta Garbo
Nelle sue memorie che escono in Italia in questi giorni, Gore Vidal ricorda che negli inverni trascorsi a Klosters in Svizzera, aveva come vicina di casa Greta Garbo. «All’età di 65 anni era ancora molto bella... Faceva sempre riferimento a se stessa con il pronome ”lui”. Adorava travestirsi con i miei abiti. Credo che si vedesse come un maschio assieme a un altro maschio. Inoltre aveva occhio per le ragazze e una volta, durante una passeggiata lungo il fiume Silvretta, chiese alla ragazza di Irving Shaw di mostrarle il seno, cosa che lei fece. La Garbo lo lodò ma niente di più. Quello della Garbo era cadente. ”Non metto mai il reggiseno. Sono stata io la vera liberazione della donna”». Ecco, se proprio si sentiva la necessità di curiosare ancora nella supposta omosessualità di una signora morta dieci anni fa a 84 anni e che si era ritirata dal cinema, riuscendo a scomparire, quasi sessant’anni fa, potevano bastare queste affettuose righe leggere e di prima mano. Invece affannati, corrono gli inviati di tutto il mondo per trovarsi davanti, dentro impenetrabili teche, 55 lettere, 17 cartoline e 15 telegrammi che la diva inviò in 28 anni di amicizia (affettuosa, amorosa, passionale, erotica?) a una signora piccolina, naso aquilino e occhi di fiamma, che, rivale della tenebrosa Alla Nazimova, regnava sul mondo lesbico di Hollywood, che, come dice forse esagerando Vidal, «includeva praticamente ogni diva o moglie di divi». Mercedes de Acosta era una ricca americana di origine spagnola che faceva la sceneggiatrice e adocchiava con successo tipi come Marlene Dietrich, sentendosi degna solo di grandi nomi.