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 2000  aprile 18 Martedì calendario

Avidi di porcherie, i giornalisti ieri hanno potuto buttar l’occhio velocissimo e senza permesso di prendere appunti, sui preziosi reperti che si presumono saffici, scritti nella pessima calligrafia di una che fu anche Regina Cristina in pantaloni da moschettiere, nell’omonimo film del 1933, nel quale baciava sulla bocca (senza scandalo, si era ingenui allora) l’attrice Elizabeth Young nel ruolo della contessa Ebba Sparre

Avidi di porcherie, i giornalisti ieri hanno potuto buttar l’occhio velocissimo e senza permesso di prendere appunti, sui preziosi reperti che si presumono saffici, scritti nella pessima calligrafia di una che fu anche Regina Cristina in pantaloni da moschettiere, nell’omonimo film del 1933, nel quale baciava sulla bocca (senza scandalo, si era ingenui allora) l’attrice Elizabeth Young nel ruolo della contessa Ebba Sparre. Secondo la biografia non autorizzata e molto osteggiata, della Garbo, autore il defunto, pure lui, Antoni Gronowicz, fu proprio la fremente Mercedes conosciuta da poco, a suggerire a Garbo il personaggio della secentesca regina di Svezia, nel film, come in tutti i film americani d’epoca, completamente inventata. Erano tempi quelli in cui il cinema emanava l’erotismo più sfolgorante senza mai neppure un ammicco al sesso. Garbo faceva strage delle fantasie maschili con il suo viso triangolare, la lunga bocca severa, gli occhi lucenti e senza sopracciglia, e del suo corpo un po’ legnoso che però lei curvava prodigiosamente come per divorare qualunque uomo, nessuno si accorgeva, perché la sessualità allora non era noiosamente mercantile ma raffinata come una lunga ferita. E pure oggi, se capita ai giovani di vederla anche con quei cannellotti da Margherita Gauthier o la testina ossigenata di Come tu mi vuoi, abituati come sono alle Cucinotte e alle Ferilli, restano trafitti dal suo esotico, sconosciuto torpore.