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 2000  maggio 04 Giovedì calendario

Quand’era in vena di confidenze Svetlana Minaeva, trent’anni, da cinque in Sardegna, raccontava di essere una spia, un’informatrice dei servizi segreti di Mosca

Quand’era in vena di confidenze Svetlana Minaeva, trent’anni, da cinque in Sardegna, raccontava di essere una spia, un’informatrice dei servizi segreti di Mosca. Questo non le impediva di lavorare per la polizia italiana, a Olbia, chiamata a far da interprete con i suoi connazionali. Altre volte erano i turisti russi a reclutarla come interprete, magari per trattare l’affitto di una villa per l’estate. Niente male per la barista di un locale senza pretese come l’Hollywood, a ridosso della stazione ferroviaria nella cittadina sarda. Lunedì 3 aprile, alle cinque del pomeriggio, Svetlana Minaeva, un amore appena finito male, un figlio di dieci anni a Mosca, addestrata come paracadutista nell’esercito del suo paese, si è gettata da una finestra al sesto piano del residence in cui abitava, in via Torino. Una morte su cui per ventiquattr’ore ha aleggiato il sospetto di un delitto, un alone di spy story mediterranea, per giunta in quell’area nord della Sardegna la cui mappa è segnata da basi americane e sofisticati centri radar.