Cesare Lanza, Sette, 04/05/2000, 4 maggio 2000
”Ho ereditato quei mali, i suoi mali, da Isabellina, in quel momento. E il tempo non passa mai. La mia vita è scissa tra ricordi, incubi, momenti di entusiasmo e di voglia di tornare a vivere, e indifferenza, indifferenza, verso tutto e tutti
”Ho ereditato quei mali, i suoi mali, da Isabellina, in quel momento. E il tempo non passa mai. La mia vita è scissa tra ricordi, incubi, momenti di entusiasmo e di voglia di tornare a vivere, e indifferenza, indifferenza, verso tutto e tutti. Non faccio niente che mi piaccia e se penso alla mia vita passata trovo pochissime cose che mi siano veramente piaciute. Non so se puoi capire. Vivo astrattamente: è come se fossi morta. I valori, i riferimenti non esistono più. Convivo con Isabella, come se lei fosse qui. Le parlo, la sogno. una presenza continua. Spesso vado a trovarla, a Milano, al cimitero Monumentale dov’è sepolta: a fianco dei suoi nonni e di suo papà, la persone che amava di più al mondo...”. Rimorsi? ’Sì. Non avrei dovuto isolare Isabella in collegi di lusso. Lusso e sempre lusso. Ma questa era la vita: eccessi, eccessi. Ho avuto troppo e ho bruciato tutto. Ho vissuto in modo stupido”» (Ljuba Rizzoli a Cesare Lanza)