Nello Ajello, la Repubblica, 02/04/2000., 2 aprile 2000
In Un viaggio chiamato amore l’epistolario amoroso tra il poeta Dino Campana e la scrittrice Sibilla Aleramo
In Un viaggio chiamato amore l’epistolario amoroso tra il poeta Dino Campana e la scrittrice Sibilla Aleramo. Il poeta Dino Campana e la scrittrice Sibilla Aleramo si incontrarono per la prima volta nel 1916 alla stazione di Borgo San Lorenzo in Mugello (Firenze) dove lui le aveva dato appuntamento («Potrete riconoscermi dalla mia testa rossa e da una lettera che avrò in mano»). Trascorsero i quattro giorni successivi facendo l’amore. Lei, 40 anni, vero nome Rina Faccio, piemontese, bellissima, era stata sedotta, molto giovane, da un uomo che subito sposò, ma dal quale si separò altrettanto velocemente, passando poi da una relazione all’altra con artisti e letterati, quasi sempre più giovani di lei. Dopo quei primi giorni d’amore con Dino che le appaiono «un miracolo, con i nostri corpi sulle zolle dure, le spighe che frusciano sopra la fronte, mentre le stella incupiscono il cielo», Sibilla, pazza di passione, cominciò a scrivergli: «Non ti lascerò ad altri, non sarò d’altri». Lui le rispondeva a malapena, talvolta era freddo e distante. Lei se ne lamentava: «Non mi hai scritto ancora», «Ti sono piaciuta?». Trascorsero l’estate girovagando intorno a Firenze. A Marina di Pisa lei assisté per la prima volta a una crisi nervosa di Dino e la racconterà così al suo amico e critico Emilio Cecchi: «Ho subìto accanto a lui le cose più atroci, sottoposta al parossismo delle sue ingiurie». Mesi dopo lui prese a tradirla con una signora russa, lei, gelosissima, lo abbandonò durante un ultimo tempestoso incontro d’amore. Dino allora tentò di riconquistarla con telegrammi e biglietti deliranti: «Perché non mi perdonate, Signora?», «Sibilla, piango e sorrido, ti adoro». Si incontrarono per l’ultima volta nel parlatorio di un carcere, dove lui, scambiato per un tedesco, era stato rinchiuso. Il 17 gennaio 1918, ricoverato nel manicomio di San Salvi, a Firenze, l’estrema promessa: «Sono pronto a darti quello che mi resta della mia vita».