Gabriele Romagnoli, La Repubblica, 16/05/2000, 16 maggio 2000
Alla fine, dopo 385 secondi, un’invocazione: «Sei nato, finisci il lavoro che hai cominciato». Esultanza davanti alla radio, finestre che si richiudono, auto che si rimettono in carreggiata, McDonald’s che riprendono a sfornare patatine, padri rassicurati che premono il telecomando e ruttano
Alla fine, dopo 385 secondi, un’invocazione: «Sei nato, finisci il lavoro che hai cominciato». Esultanza davanti alla radio, finestre che si richiudono, auto che si rimettono in carreggiata, McDonald’s che riprendono a sfornare patatine, padri rassicurati che premono il telecomando e ruttano. Suicide riceve apprezzamenti di pubblico e critica. I dj trasmettono, i ragazzi si entusiasmano, gli psicologi plaudono. Musicalmente s’inserisce nel filone delle ballate salvavita aperto trionfalmente da Sunscreen (lozione solare), una suadente collana di consigli controproducenti (il più devastante: butta le bollette, tieni le lettere d’amore). MA, a differenza della precedente, funziona. Dopodiché, come canta Bobby Gaylor, il bello di essere uomini e non gatti é avere libertà di scelta e siamo quindi padroni di pensare che questa sia un’operazione commerciale, il suo autore un simpatico furbo e le verità del suo testo, quelle contenute nelle prima parte. MA, seguite le avvertenze, ascoltatela fino in fondo e «continuate a passare davanti alle finestre aperte».