Gabriele Romagnoli, La Repubblica, 16/05/2000, 16 maggio 2000
Un gesto liberatorio, dunque, e utile per chi resta, poiché determina «un posto di lavoro che si libera, una casa sfitta, una fila leggermente più corta alle Poste, un impercettibile ma gradevole aumento dell’ossigeno pro capite»
Un gesto liberatorio, dunque, e utile per chi resta, poiché determina «un posto di lavoro che si libera, una casa sfitta, una fila leggermente più corta alle Poste, un impercettibile ma gradevole aumento dell’ossigeno pro capite». Siamo al terzo minuto, l’amico di Gaylor apre la finestra, 15 mila giovani che ascoltano la radio in macchina avvicinano il piede all’acceleratore e abbassano le palpebre, un uomo a Washington si arrende: l’esistenza è insipida. Poi la ballata infila un MA e svolta, il ragazzo sosta al davanzale, i guidatori riaprono occhi e orecchie, l’uomo di Washington assaggia meglio. MA, canta Gaylor, se te ne vai, ti perdi «il sapore dei baci, gli allucinogeni, le notti d’estate, il sesso, il pensiero del sesso, l’ossessione del sesso, il sesso con la persona che ami, il sesso con due persone di cui ti frega zero». E fin qui, siamo tutti con Gaylor. Poi la lista dei ”contro il suicidio” si allunga e diventa uno specchio dei desideri degli adolescenti del Midwest e di mezzo mondo, includendo «il piacere di mandare a quel paese i genitori e quello di vedere la moglie del vicino che si spoglia, attraverso le tapparelle».