Frderic Gaussen, Le Monde, 05/05/2000., 5 maggio 2000
Il 18 giugno 1935, di primo mattino, René Crevel, novelliere e giornalista trentacinquenne, bisessuale con poteri medianici, si suicida nel suo appartamento parigino di rue Nicolo
Il 18 giugno 1935, di primo mattino, René Crevel, novelliere e giornalista trentacinquenne, bisessuale con poteri medianici, si suicida nel suo appartamento parigino di rue Nicolo. Era malato di tubercolosi ma soprattutto deluso per la censura subita dal suo maestro, André Breton, al Congresso degli scrittori antifascisti: una pubblica umiliazione per tutto il Surrealismo (Crevel, con Breton, era stato uno dei fondatori di questo movimento artistico, che annoverava tra gli altri Salvador Dalì). All’origine della censura, il dissidio tra Breton e il romanziere russo Iljà Ehrenburg. I due s’incontrano alla Closerie de lilas, dove Ehrenburg definisce oziosi, masturbatori, magnaccia e sodomiti i surrealisti. Breton lo prende a schiaffi. Il gesto non viene tollerato dal Congresso, che ha una chiara impronta sovietica. Per Crevel, sostenitore dell’alleanza con i comunisti in funzione antinazista, è una delusione. Tre amici lo accompagnano a casa stremato. Il giorno successivo lo ritrovano riverso in bagno, i rubinetti del gas aperti, accanto al corpo un biglietto: «Si prega di cremare».