Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2000  maggio 21 Domenica calendario

Purtroppo tra noi, suoi figli, non si fece molti amici. Ci trattava, o meglio non ci trattava affatto

Purtroppo tra noi, suoi figli, non si fece molti amici. Ci trattava, o meglio non ci trattava affatto. Nella gara a chi arrivava primo sulla notizia, e a chi la riferiva meglio, anche da vecchio ci batteva regolarmente. In parole povere: finché c’era lui, nessuno di noi poteva aspirare al primato. E fu per questo che quando, con la caduta del fascismo, cadde pure lui e fu epurato anche come Senatore, non trovò, oltre a suo figlio (che però, impegolato in certi suoi guai personali, non gli poteva dare molto aiuto), che due colleghi ansiosi di dargli una mano: Gian Gaspare Napolitano e il sottoscritto. Io lo aspettavo nell’archivio del ”Corriere” dove lui veniva quasi ogni mattina a ricercare i suoi vecchi articoli, e spesso riuscivo a tenerlo a pranzo con me (era un uomo orgogliosissimo) con la scusa di parlargli dell’altro suo figlio ch’era stato prigioniero con me a San Vittore e che, deportato in Germania, vi era morto, non si è mai saputo come. Guardi un po’ cos’è la vita. Questo grande Barzini, che tutti abbiamo creduto ”baciato dalla fortuna”, morì per la vergogna di morire di fame. Se ne dette la colpa a una overdose di sonnifero. E certamente la causa fu questa. Ma qual era la causa della causa? Al funerale, eravamo quattro gatti. ”Che vergogna!” disse Napolitano. Già, che vergogna! Indro Montanelli