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 2000  giugno 12 Lunedì calendario

Roma. «La sua faccia sembrava un teschio; l’ho seguita e ho scoperto dove abitava e che si chiamava Bianca

Roma. «La sua faccia sembrava un teschio; l’ho seguita e ho scoperto dove abitava e che si chiamava Bianca. La pesai con la mente: al massimo 20 o 21 chili. Non potevo rinunciare ad averne una così e l’unico modo era lo stupro, ma tergiversavo. Mi dicevo maledizione, possibile che non riesca a farlo? Questa ha i giorni contati..». Non resta che appostarsi nell’ombra, non resta che l’agguato ma è già tardi... «passo davanti a casa sua e vedo le insegne funebri. morta». Ossa nella tomba, ossa irraggiungibili per il ”cacciatore di anoressiche”. Marco Mariolini si descrive così nel suo diario pubblicato da una piccola casa editrice di Rho nel ’97, un anno prima di assassinare con 22 coltellate Monica Calò, sulla spiaggia scintillante di Intra, sul lago Maggiore e in mezzo alla gente. Lei aveva 28 anni e non era sorpresa: «Feci di tutto perché mi uccidesse, le ho sempre lasciato a portata di mano i coltelli. Ma se fosse fuggita da me, l’avrei raggiunta ovunque e l’avrei uccisa. Non poteva denunciarmi perchè non mi avrebbero potuto fare niente...». Monica, che in una notte di alcol e disperazione aveva assalito Marco a martellate, lesse nel libro come sarebbe andata a finire tra loro e lo denunciò alla procura di Brescia. Non accadde nulla fino a quel 14 luglio del ’98 sulla spiaggia: il coltello era uno di quelli che Marco seminava in casa, perché lei colpisse per prima.