Michele Smargiassi, la Repubblica, 14/06/2000., 14 giugno 2000
Nel 1946 Gina Ferrari, 16 anni, futura regina delle puttane modenesi, andava in bicicletta a comprare il latte ai Tre Olmi
Nel 1946 Gina Ferrari, 16 anni, futura regina delle puttane modenesi, andava in bicicletta a comprare il latte ai Tre Olmi. Il figlio del fattore, Franco Ansaloni, 9 anni, futuro saldatore, si contorceva per vederle le mutandine. Lei si fermava, gli faceva un ganascino e gli diceva ridendo: «’Veh ma cosa guardi?». Dodici anni dopo, Franco la incontrò di nuovo alla Gilera, sul viale dietro la piscina dove aspettava i clienti, bionda platinata, pelliccia leopardata e calze a rete. Sulle prime, la Gina lo cacciò: «Vattene, cuntadèin, ho da fare». Poi lo riconobbe e lo invitò a casa sua: «Vieni sabato, che non lavoro». Lui le portò un gelato. Diventarono amici, la puttana e il saldatore. Franco le faceva da confidente, autista e chaperon. «Finivamo anche a letto, ma gratis». Non diventò mai il suo magnaccia, perché lei ne aveva già uno, né si fece mantenere: «Ognuno pagava per sé». Lei era bellissima, piaceva a tutti. «Sembrava uscita da una copertina, era il glamour da incontrare per strada, la promozione sociale per via sessuale». Ascoltava Pat Boone, si cotonava i capelli e girava con una Innocenti spider rosso fuoco. Quando le ritirarono la patente per adescamento, disse a Franco: «Andiamo in vacanza a Forte dei Marmi, guida tu». Si divertirono moltissimo: «Gina era una bomba a mano, quando passeggiavamo s’intasava il lungomare, quando le spalmavo l’olio solare tutta la spiaggia tratteneva il respiro». Si persero di vista. «Per anni la vidi, come tutti, sul viale. Sempre più vecchia. ”Gina ti servono soldi?” ”Non voglio la carità”». morta in un ospizio il 21 gennaio scorso, a 72 anni, lasciando uno specchio e un rossetto. Franco le ha costruito una tomba, in lamiera color blu-pressa-idraulica («Va bene, sembra un frigorifero, ma l’ho fatta col cuore»). Dalla lapide, a forma di piramide, sgorga un canaletto d’acqua su cui si specchia la statua, dorata, del Pudore: «Si copre il viso, ma fa vedere tutto... La Gina era fatta così, precisa», dice sfiorandole i fianchi. Sul necrologio ha scritto: «Addio bello sguardo dolce e salato», «eri più bella di un’auto da corsa».