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 2000  luglio 12 Mercoledì calendario

Un anno fa la principessa Mariam Al-Khalifa, 19 anni, figlia dello Sceicco Sheik Abdulla, a sua volta cugino di Hamad bin Isa Al-Khalifa, l’Emiro del Bahrein, incontrò in uno shopping center di Manama Jason Johnson, 25 anni, statunitense, figlio di un camionista

Un anno fa la principessa Mariam Al-Khalifa, 19 anni, figlia dello Sceicco Sheik Abdulla, a sua volta cugino di Hamad bin Isa Al-Khalifa, l’Emiro del Bahrein, incontrò in uno shopping center di Manama Jason Johnson, 25 anni, statunitense, figlio di un camionista. Marine col grado di caporale, Jason era in missione con un’unità anti-terrorismo per proteggere i soldati americani di stanza nell’emirato. Mariam invece passava le giornate praticamente segregata in casa, come vuole la legge islamica, a fare la principessa. S’innamorarono follemente. La famiglia reale li ostacolava in tutti i modi. A novembre Jason fu richiamato negli Stati Uniti. Qualche giorno prima di andar via si fece un giro per l’aeroporto, gli occhiali a raggi infrarossi e un’idea precisa. Il controllo per i marines in uscita era poco scrupoloso. Così, la mattina della partenza andò a prendere Mariam a bordo di una lussuosa Lexus presa in affitto. Sul sedile di dietro, lei si cambiò d’abito: camicia, pantaloni larghi stile grunge, un cappellino da baseball degli Yankees a raccogliere i suoi capelli lunghi. La polizia di frontiera si fidò dei documenti da marine che Mariam aveva con sé. Arrivati a Chicago, però, gli agenti della Ins, allertati dalla famiglia reale, s’accorsero dell’inganno e le intimarono di tornare indietro. Non ci pensava proprio e fece domanda per il permesso di residenza. In attesa della risposta, si sposò a Las Vegas col suo marine. Ora abitano in una casetta alla base di Camp Pindleton, tra Las Vegas e San Diego. Lui, retrocesso per punizione a soldato semplice, guida contento le esercitazioni con i carri armati. Lei ha imparato a fare i lavori di casa e, dice Jason, «fa quello che fanno tutte le mogli: fa la spesa, cucina, e si lamenta che io non faccio nulla». « contenta di vivere in America», nonostante le pressioni del Dipartimento di Stato, che non vorrebbe guastarsi le relazioni col principale alleato nel Golfo Persico, e gli accorati appelli della sua famiglia («La amiamo tanto», se torna «non le accadrà niente»). Mariam invece è convinta che le rassicurazioni e le nostalgie della sua famiglia siano solo un bluff: la legge islamica, infatti, vieta alle donne di avere relazioni affettive prematrimoniali e di sposarsi con uomini di religione diversa; le principesse, poi, non possono nemmeno scegliersi da sé il consorte. Dice che sarebbe punita severamente: «Ho fatto la cosa peggiore che uno può fare nel mio Paese. Mi sono innamorata di un non-musulmano e, come se non bastasse, è pure americano». Lunedì scorso, il giudice dell’Ufficio immigrazione Ignacio Fernanez le ha negato il permesso di residenza. Chiederà asilo politico.