Fernanda Pivano, Corriere della Sera, 28/07/2000, 28 luglio 2000
Allen Ginsberg vide Peter Orlovsky per la prima volta nel dicembre 1954, in un quadro nello studio del pittore Robert La Vigne: nudo su un divano, cipolle ai piedi, l’aria innocente di un ragazzo buono
Allen Ginsberg vide Peter Orlovsky per la prima volta nel dicembre 1954, in un quadro nello studio del pittore Robert La Vigne: nudo su un divano, cipolle ai piedi, l’aria innocente di un ragazzo buono. Lo incontrò poco dopo, quando La Vigne partì per una mostra e gli affidò il ragazzo. Ginsberg, 28 anni, non ancora famoso, e Peter, 21 anni, ancora vergine, passarono un’intera notte senza far sesso. Si decisero solo una settimana dopo: l’incontro si concluse col pianto di Peter e il conforto di La Vigne, che nel frattempo era tornato. Ménage a trois fino al 3 febbraio ’55, quando Ginsberg affittò un appartamento per sé e Peter, per tener fede al voto nuziale che avevano pronunciato alle tre di notte nella Forster Cafeteria, ritrovo degli artisti della West Coast, e che avrebbero mantenuto, tra alti e bassi, per più di quarant’anni: possedersi e donarsi fino alla morte. Ginsberg maestro delle parole, Peter del sesso. Tra un’orgia e l’altra, eterosessualità, anfetamine e timidezza di Peter e predominio assoluto di Ginsberg, vissero felici fino al ’57, quando andarono a Tangeri. Lì incontrarono William Burroughs, che s’invaghì di Peter e prese a tormentarlo con scenate di gelosia. Fuggirono a Parigi e lui scrisse che li avrebbe raggiunti: Peter partì per New York prima che arrivasse. Disperato, Ginsberg restò per un po’ con Burroughs, sebbene l’intesa fisica tra di loro lo lasciasse insoddisfatto e gli aumentasse la nostalgia di Peter.