Fernanda Pivano, Corriere della Sera, 28/07/2000, 28 luglio 2000
Nel luglio ’58 tornò da lui a New York: vita coniugale e serate ad ascoltare Theolonius Monk, davanti alla televisione o in giro per caffè
Nel luglio ’58 tornò da lui a New York: vita coniugale e serate ad ascoltare Theolonius Monk, davanti alla televisione o in giro per caffè. Innamorato, scrisse a Kerouac: «Stiamo partendo per andare a vedere, tenendoci per mano, piccole città nel deserto e dimenticare per un momento il mondo». Nel marzo ’61 tornarono a Tangeri: Burroughs fu così ostile da indurre Peter a partire, solo, per Istanbul. Dopo sei mesi di ricerche Ginsberg lo ritrovò per caso a Tel Aviv, ridotto a vendere il sangue per vivere. Di nuovo sereni andarono in India, dove rimasero due anni, incontrando il Dalai Lama, lo swami Shivananda e il buddhismo. Nel maggio ’63 Ginsberg, che cominciava ad avere successo, lasciò la loro casa di Benares e se ne andò a Vancouver per un reading. Nel frattempo il rapporto s’era deteriorato: Peter prendeva troppe droghe e accusava Ginsberg di aver tradito i suoi ideali. Si incontrarono dopo qualche mese a New York. Un altro appartamento, dove vissero, fra gli altri, con Maretta Greer, che fu per un po’ la fidanzata di Ginsberg e forse anche di Peter. Il poeta pensò seriamente di sposarla, per qualche tempo. Comunque, s’era fatto più distaccato: divenuto personaggio internazionale, se ne andava da solo in giro per il mondo, prima Cuba, poi Praga, poi Londra. Peter si drogava sempre più, aveva fidanzate regolari, ma continuava ad essere dominato da Ginsberg. Si presentava a tutti come segretario, autista e tuttofare del famoso poeta, ma restava il suo amante.