Fernanda Pivano, Corriere della Sera, 28/07/2000, 28 luglio 2000
Nel 1965 andarono in giro per l’America con un camioncino Volkswagen guidato da Peter, inseguendo gli impegni pubblici di Ginsberg
Nel 1965 andarono in giro per l’America con un camioncino Volkswagen guidato da Peter, inseguendo gli impegni pubblici di Ginsberg. Una rottura pesante nel gennaio 1967. Dopo sei mesi Peter fu ricoverato nell’ospedale psichiatrico di Bellevue per gli scompensi e le allucinazioni che lo assalivano ogni volta che restava solo. D’altra parte, però, respingeva Ginsberg sempre più spesso, forse perché sentiva la differenza tra la sua gelosia e il loro voto di libertà reciproca, forse perché il suo amante cominciava a sembrargli troppo vecchio. Ormai dormivano in camere separate. Per difenderlo dagli spacciatori e togliergli il vizio della droga, Ginsberg gli comprò una fattoria, dove lo andava a trovare ogni volta che poteva. Negli anni, Peter si allontanò sempre più, anche se Ginsberg continuava a portarselo in giro. Dava segni sempre più evidenti di squilibrio. Passò la notte del 30 dicembre 1982 a ripetere sempre la stessa frase accompagnandosi col banjo che usava nel reading. Lo sfasciò qualche giorno dopo, nel corso di un terribile litigio. Nell’84, Ginsberg in Cina, girò nudo per casa armato d’accetta, minacciando con delle forbici chiunque gli si avvicinasse. Gli psichiatri gli imposero di non vedere il suo amante per almeno un anno. Ginsberg accettò con sofferenza la separazione, ma non smise di proteggerlo: lo sistemò in un minialloggio sul pianerottolo del suo appartamento. Se per caso si incontravano sulle scale, Peter salutava tutti gli amici di Ginsberg tranne lui, che scoppiava a piangere. Rimase sempre tormentato dall’idea di non aver fatto abbastanza per il suo amante sottomesso. Riuscì a tenerlo lontano dagli ospedali solo negli ultimi tre anni prima di morire. Quando accadde, il 5 aprile 1997, Peter baciò la fronte fredda di Ginsberg e gli sussurrò: «Goodbye, darlingª