Arrigo Petacco, Il Giorno, 10/08/2000, 10 agosto 2000
Claretta divenne l’amante fissa di Mussolini nell’estate del ’32, poco dopo il loro incontro però
Claretta divenne l’amante fissa di Mussolini nell’estate del ’32, poco dopo il loro incontro però. Presto prese possesso di un appartamento che il dittatore le aveva fatto ricavare all’interno di Palazzo Venezia: vi andava tutti giorni, a orari fissi come un’impiegata. La sera tornava a casa: nell’intimità lo chiamava ”Ben” ma dormì con lui solo la notte prima di morire, in una disadorna cameretta di una casa colonica. Eva e Claretta, nate a due giorni di distanza, rimasero coi loro amanti per 13 anni, morirono per scelta quando avevano 33 anni, due mesi e dieci giorni, non si incontrarono mai. Divoratrici di romanzi rosa, sognatrici e ambiziose, non riuscirono a togliersi la soddisfazione di render pubblica la loro relazione. Erano gelosissime: Claretta faceva scenate in continuazione perché Mussolini s’atteggiava a sciupafemmine; Eva tentò il suicidio due volte, anche se Hitler, poco entusiasta delle donne, un rapporto contorto col sesso, non le dava motivi d’esser sospettosa. Entrambe d’intelligenza contenuta e d’ordinaria bellezza: Eva pensava che il suo seno fosse troppo piccolo, Claretta troppo grosso. I loro uomini erano entrambi tirchi: in tutto, un regalo a testa. Claretta ricevette i soldi necessari all’acquisto di una camicia da notte (Mussolini le diede cinquecento lire, ignorando che costavano molto meno). Eva, una parure di gioielli che l’architetto del regime Albert Speer definì «cianfrusaglie quasi offensive per una signora».