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 2000  agosto 21 Lunedì calendario

Virginia Woolf, sposata da dieci anni con Leonard, e Vita Sackville-West, un matrimonio felicemente asessuato con Harold, si conobbero nel dicembre 1922, quando Vita fu ammessa nell’esclusivo gruppo di Bloomsbury dopo minuziosi esami per stabilire se ne era all’altezza («raccontaci una storia» le dicevano all’improvviso per metterla alla prova)

Virginia Woolf, sposata da dieci anni con Leonard, e Vita Sackville-West, un matrimonio felicemente asessuato con Harold, si conobbero nel dicembre 1922, quando Vita fu ammessa nell’esclusivo gruppo di Bloomsbury dopo minuziosi esami per stabilire se ne era all’altezza («raccontaci una storia» le dicevano all’improvviso per metterla alla prova). All’inizio, Virginia era assai diffidente nei confronti della nuova arrivata. Ci vollero due anni perché da semplici conoscenti divenissero intime, e un terzo perché s’accorgessero che quell’intimità era tutt’altro che innocente. Virginia era un tipo intraprendente e Vita, già celebre per la sua fuga d’amore con Violet Trefusis, aveva una consolidata esperienza in materia: fecero l’amore la prima volta a Long Barn, la casa dei Sackville, non lontana da quella dei Woolf. Quando Vita raccontò la storia a suo marito Harold, lui, parimenti omosessuale e altrettanto infedele, ritenne tuttavia doveroso mostrarsi preoccupato: «Per l’amor del cielo, stai attenta: questo non è giocare col fuoco, ma con la dinamite». Quando il marito di Virginia le chiese conto dei pettegolezzi che serpeggiavano sul suo flirt, lei gli rise in faccia. Poi, paziente, gli spiegò che «non aveva paura né vergogna di intraprendere a 43 anni l’unica relazione d’amore della sua vita» e che perciò poteva star tranquillo: «Il matrimonio non era certo in pericolo». Il figlio di Vita, Nigel, allora 7 anni, vedeva spesso Virginia gironzolar per casa e dormire con sua madre. La cosa non lo turbava poi molto. «Ma tu hai capito che quella donna ama tua madre?», gli chiese una volta un ospite. E lui: «Sì, certo che l’ama: tutti noi le vogliamo bene». Virginia, innamoratissima, si ispirò a Vita per scrivere Orlando, riempiendolo di scaltre allusioni alla loro vita insieme e di minuziose descrizioni della sua amata. Fu la fine della relazione: così celebrato e sezionato, il loro amore s’appassì per sempre. L’11 settembre 1928, quando Vita ricevette una copia rilegata del romanzo che Virginia aveva scritto senza dirle niente, «rimase sbalordita e deliziata». Da allora in poi, non le riservò che «inaspettata freddezza».