Dario Venegoni, L’unit, 25/10/1996, 25 ottobre 1996
Era più facile vederla velata e contrita in piena estate, all’annuale messa in suffragio dell’ex presidente della Comit Raffaele Mattioli, all’abbazia di Chiaravalle, che a una prima della Scala
Era più facile vederla velata e contrita in piena estate, all’annuale messa in suffragio dell’ex presidente della Comit Raffaele Mattioli, all’abbazia di Chiaravalle, che a una prima della Scala. Il culto della famiglia e della privacy, la modestia quasi frugale della vita quotidiana che da sempre hanno caratterizzato Enrico Cuccia hanno trovato in lei una non meno convinta sostenitrice. Non era scritto nel suo destino questo approdo. Suo padre Alberto Beneduce fu per circa 15 anni uno degli uomini più potenti del paese. Presidente dell’Iri, fu forse il principale consigliere economico di Mussolini lungo il Ventennio. Entrambi venivano dall’esperienza del socialismo: negli anni della Rivoluzione d’ottobre e del Sol dell’Avvenire poteva non parere eccessivo che un uomo della buona borghesia illuminata decidesse di chiamare le proprie tre figlie rispettivamente Idea Nuova Socialista, Vittoria Proletaria e Italia Libera. E non risulta che le tre ragazze, con i loro nomi di bandiera, fossero neppure in seguito di intralcio alla brillante carriera del padre, che del fascismo fu gran navigatore solitario e in qualche modo anomalo.