Giancarlo Dotto, Il Messaggero, 08/04/1996, 8 aprile 1996
Il primo bacio cinematografico "linguainbocca" appartiene a Vivien Leigh, che pur di strappare la parte di Rossella O’Hara in "Via col Vento" resistè al proprio orrore dei germi e alla gelosia del marito Laurence Olivier
Il primo bacio cinematografico "linguainbocca" appartiene a Vivien Leigh, che pur di strappare la parte di Rossella O’Hara in "Via col Vento" resistè al proprio orrore dei germi e alla gelosia del marito Laurence Olivier. In Italia regnò fino agli anni Cinquanta il modello ottocentesco alla Carolina Invernizio: lei emaciata, che si fa baciare preferibilmente alla tastiera del pianoforte svenendo tra le braccia di lui. Silvana Pampanini ricorda che quando arrivò sul set non sapeva neppure cos’era un bacio. «Dopo un po’ ero diventata una maestra, grazie anche ai consigli dei registi... Camillo Mastrocinque mi suggeriva: quando loro ci provano, fu stringi i denti». L’unico con cui vacillò fu William Holden: «Era la mia passione. Sono stata sul punto di cedere alla sua bocca. I pantaloni gli piombavano alla perfezione, uno dei pochi americani. Non potrei mai baciare un uomo che porta i calzini corti». Isabella Biagini dice di essersi giocata la carriera «per i copioni strappati e i baci non dati. Ho dato più morsi che baci. Una volta Alain Delon m’infilò a tradimento la lungua nell’esofago. Gliela morsi a sangue». Unica eccezione, Enrico Montesano: «Con lui sul set mi lasciavo andare. Ma era un grande amore. Lo baciavo e sentivo gli archi, i violini...I baci di oggi? Non sono erotici. Con tutto quel silicone è come baciare una salsiccia». Tra gli imbranati del bacio, Gary Cooper: «Quando mi baciava, sembrava una giraffa triste» (Barbara Stanwick). Un bacio-scandalo: quello omosessuale tra David Bowie e Sakamoto in "Furyo", regia di Oshima.