Indro Montanelli, Corriere della Sera, 23/08/1997., 23 agosto 1997
«Carretta era rimasto, sotto l’occupazione nazista di Roma, al suo posto: quello di direttore del carcere di Regina Coeli
«Carretta era rimasto, sotto l’occupazione nazista di Roma, al suo posto: quello di direttore del carcere di Regina Coeli. Come tale, aveva fatto, a rischio della propria vita, il possibile per salvare quella dei prigionieri politici di cui il questore repubblichino Caruso riempiva le celle. Ne aveva fatto evadere parecchi, fra cui Pertini e Saragat. Tanto che, dopo la Liberazione, il tribunale lo aveva convocato come testimone d’accusa contro l’aguzzino. [...] La sede per giudicare dei delitti che appartengono a un ciclo storico ormai chiuso non è più il tribunale: ma, appunto, la Storia. Però la Storia deve giudicarli, e non fingere d’ignorarli come finora ha fatto - e molti segni ci sono che voglia continuare a fare - la storiografia italiana. Di Carretta ce ne sono stati parecchi altri, sia durante che nel dopo-Resistenza. E ancora aspettiamo che vengano rivelati. Non per infliggere castighi ai colpevoli, ammesso che qualcuno ne sopravviva; ma per due altri motivi. Il primo è di restituire ai morti le loro patenti di galantuomini, vittime innocenti di equivoci non sempre altrettanto innocenti. Il secondo è quello di richiamare la pubblica attenzione sulla facilità e frequenza con cui in Italia questi equivoci si creano. Ranzalo (autore del libro su Carretta - ndr) non deve aver faticato molto a elencarne una nutrita serie, pur contentandosi dei più famosi. Il linciaggio, nel nostro Paese, è pratica corrente. Ed è ora di vergognarsene e di dire cosa c’è, solitamente, al fondo di queste infamie. «Non una ”sete di Giustizia” come si affrettano a dire certi intellettuali di nostra conoscenza; ma soltanto la furbizia vigliacca di schierarsi dalla parte dei giustizieri per mettersi al riparo dai loro furori indirizzandoli verso un capro espiatorio. Contro una regola che, seppure ignorata dal codice penale, dovrebbe stare scritta a lettere cubitali in quello morale di chiunque ne abbia uno. Questa: che quando si scatena una caccia alla strega, il dovere del galantuomo è di stare dalla parte della strega, di qualsiasi maleficio accusata. Almeno fin quando nella suburra ardono i roghi».