Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1997  luglio 29 Martedì calendario

«Non è una malattia come le altre, ma come le altre è una malattia». La depressione ti circuisce, ti blandisce, t’irretisce

«Non è una malattia come le altre, ma come le altre è una malattia». La depressione ti circuisce, ti blandisce, t’irretisce. E ti azzanna. Non sei più te stesso, ti cerchi e non ti trovi. Tutto ti sembra difficile, inutile, ostile. Non credi più in nulla, o solo nelle tue paure, che alimenti con masochista voluttà. Hai perso fiducia in te stesso, negli altri, nella vita. Temi che ogni tua parola, ogni tuo gesto possano ritorcersi contro di te, e nelle parole e nei gesti altrui vedi solo inganni e minacce. La notte non chiudi occhio in balìa di fantasmi, di fobie, di rimorsi. Il volto del passato si muta in ghigno, quello del presente si volge in corruccio, e il futuro sembra inghiottirti. Ti chiudi in te stesso, ti crogioli, e ti senti in colpa verso l’umanità, quasichè fossi l’arbitro dei suoi destini. Non vorresti più vivere, ma la morte ti sgomenta. Pensi che tutto sia finito, che non ci sia più niente da fare, che la tua sorte sia segnata. Temi che il ”cane nero” – come lo chiamava Churchill, grande depresso – ti artigli e ti addenti, dilaniandoti le viscere e straziandoti l’anima disperata. (Prof. Giovanni Battista Cassano a Roberto Gervaso).