Roberto Beretta, Avvenire, 17/07/1997, 17 luglio 1997
Sarà. Ma la carne è debole per tutti, vegan compresi. Non vi capita proprio mai di cedere, magari davanti a una bella bistecca? La signora Somaschi si guarda i fianchi e sospira: «Il mio problema è piuttosto la pastasciutta; a quella si che è difficile rinunciare»
Sarà. Ma la carne è debole per tutti, vegan compresi. Non vi capita proprio mai di cedere, magari davanti a una bella bistecca? La signora Somaschi si guarda i fianchi e sospira: «Il mio problema è piuttosto la pastasciutta; a quella si che è difficile rinunciare». Ma Andreani ammette i suoi peccati: «Ho gestito per anni una comunità vegetariana e, finché eravamo tra noi, tutto filava liscio. in città che viene il difficile, perché le sollecitazioni sono troppe: la pubblicità, la tivù, le pressioni della famiglia, la pizza con gli amici... Allora anche a me, per quanto sia convinto delle mie scelte, capita di cedere. E poi sto male». Circolano del resto storie patetiche di coppie vegetariane affiatatissime che hanno allevato i figli con una dieta rigidamente vegana fin dalla gravidanza: al massimo qualche concessione al tofu (formaggio di soia) e allo scitan (glutine di grano che assomiglia alla carne). Poi arriva la scuola, il piccolo si mette la mela in cartella e torna a casa che vuole l’orrenda merendina dei suoi compagni. «Il problema è sociale - è desolata Carmen Somaschi - per questo stiamo promuovendo una petizione popolare affinché nei luoghi pubblici (e intendiamo appunto le scuole, gli ospedali, gli autogrill, le carceri) sia sempre disponibile un menu vegetariano. E noi non siamo costretti a deglutire il solito puré con il riso in bianco».