Roberto Beretta, Avvenire, 17/07/1997, 17 luglio 1997
Andreani mette una scarpa sul tavolo: «Vede? Questo è un prodotto del tutto simile alle calzature in commercio, eppure non ha nemmeno un grammo di cuoio
Andreani mette una scarpa sul tavolo: «Vede? Questo è un prodotto del tutto simile alle calzature in commercio, eppure non ha nemmeno un grammo di cuoio. Lo stesso si può fare per le cinture, le borse, i cinturini dell’orologio, eccetera eccetera. Per noi vegetariani si tratta di una scelta etica; gli animali hanno la medesima dignità nostra (se non di più), lo stesso diritto di morire di vecchiaia; quindi il compromesso non è possibile. Certo, poi bisogna essere elastici e graduali nelle applicazioni in modo da non creare sensi di colpa e non costringere nessuno. Ma il nostro obiettivo finale resta comunque la cessazione degli allevamenti intensivi e la chiusura di tutti i macelli». E poveri macellai, «Si riciclino in verdurai e fruttivendoli». E gli animali? «Fuori dalle stalle, liberi nella natura e compagni dell’uomo». Beh, un maiale come «animale da compagnia» non mi sembra una grande idea... «E perché no? In Corsica ci sono, puliscono il sottobosco e addirittura gli si raddrizza il codino a cavatappi: perché sono liberi e non più stressati. Ma lo sa che tempo fa in giardino tenevo quattro tacchini, mettevo su Mozart e loro ballavano? Sono animali da compagnia incredibili, i tacchini».