Marina Garbesi, la Repubblica, 22/08/1997, 22 agosto 1997
Tutti conoscevano Alì il macedone, quella bestia che puzzava di formaggio a forza di mungere pecore, vivere in una branda senza cesso, lavarsi nell’abbeveratoio degli animali
Tutti conoscevano Alì il macedone, quella bestia che puzzava di formaggio a forza di mungere pecore, vivere in una branda senza cesso, lavarsi nell’abbeveratoio degli animali. Era in Italia da qualche anno e parlava con dialetto abruzzese, quasi senza inflessione. Aveva rubato cavalli, era stato arrestato due anni fa, ma mai rimpatriato proprio a causa di quella pendenza giudiziaria da scontare. Lui, senza permesso di soggiorno, era tornato a lavorare e a vivere nello stazzo di Iacobucci, famiglia che a Sant’Eufemia è un clan. Undici fratelli, tanti emigrati in Australia come Mario, il padrone di Alì, e poi tornati. «Alì era con noi in prova assieme ad altri due slavi, se uno ha fame e ha bisogno noi non ci tiriamo indietro», interviene Maria Alberico, moglie di Iacobucci. «Chi poteva aspettarsi... Era clandestino? Ma noi lo abbiamo solo aiutato...». Sì, perché Alì quando arriva in Italia va da Mario, che per dieci anni aveva fatto il camionista tra i canguri. Un tipo focoso, Mario, per qualcuno un attaccabrighe a cui piacciono le pistole che teneva in Australia e non si sa se anche sulla Maiella (piacciono pure al figlio Dario, parà nella Folgore). Alì gli dice: aiutami. Fammi lavorare d’estate allo stazzo. Il gregge di Iacobucci sale sul Morrone da Chieti scalo dove abita la famiglia l’inverno. C’è necessità di manodopera. E si vede che scatta la complicità fra emigranti. Tra Alì il macedone e Mario l’australiano. Mario però è uno che la sa lunga in proposito, e da quando è tornato a casa, ne adopera tanti come servi pastori, di questi slavi che approdano in Abruzzo, per la transumanza. Li paga in nero, quasi niente. Come Alì. Anche Anna Marulli, madre di Mario, una vecchia di ottant’anni dalla mente sveglia ne ha conosciuti di servi-pastori come Alì il macedone. Te lo spiega nel salotto della casa di pietra piena di ninnoli e souvenir di canguri, la foto di Elvis Presley vicino alla finestra.