Marina Garbesi, la Repubblica, 22/08/1997, 22 agosto 1997
Una volta questa montagna pullulava di pastori pugliesi poi qui sono arrivati a decine gli slavi negli ultimi dieci anni, clandestini come Alì l’uomo-lupo, disposti a sperdersi nella montagna di papa Celestino
Una volta questa montagna pullulava di pastori pugliesi poi qui sono arrivati a decine gli slavi negli ultimi dieci anni, clandestini come Alì l’uomo-lupo, disposti a sperdersi nella montagna di papa Celestino. Tutti, sul Morrone, lo sanno e te lo dicono con frasi smozzicate. Senza i ”nuovi schiavi” come Alì che badano ai greggi di pastori che non hanno più voglia di fare i pastori, un pezzo d’economia che ora lentamente s’è rimessa in moto sarebbe affondata. Sono almeno una cinquantina questi «fantasmi». Innocui, fino a quando non si ritrovano fra le mani uno zaino pieno di pistole. Parecchi, dicono in paese, appartengono all’emigrazione vecchia, precedente allo sbarco degli albanesi del ’91 a Bari, gente che s’è spinta quassù alla spicciolata, senza chiasso, pronta a sopravvivere come cani, come lupi. Alì, a 23 anni, è già un vecchio. A Sulmona gli albanesi parlano sulmonese fanno i manovali, o gli stagionali per la raccolta delle olive e dell’uva. Ma nessuno fino a ieri, ha mai avuto paura di loro. Ci sono anche degli abruzzesi, pochi, che s’adattano alla vita di servo-pastore. Appena fuori dal paese di S . Eufemia, incontriamo Salvatore, che è nato qua e ha 200 pecore da sorvegliare per un padrone locale. Salvatore ha un’età indefinibile: capelli quasi bianchi, faccia cotta dal sole e una solitudine scelta, inseguita, amata più di una donna. Dice che il suo padrone lo ha messo in regola e gli dà 800 mila lire al mese («questa è la tariffa») . Che è uno che non lo frega. Che invece quell’altro sì, eccome, quello che stava sull’altro versante laggiù e fa cenno col dito. Poi ributta gli occhi tra i cespugli a controllare il gregge. «Io in casa non volevo starci. Stavo con mio fratello, c’era anche lavoro in paese, ma io stavo male. Le donne? Ti compromettono. Così ho sempre detto di no. Io parlo poco, e quando passa qualcuno, e mi chiede qualcosa s’interrompono i miei pensieri. Ho un pensiero fisso, tante volte ma s’interrompe e si disperde, poi ricomincia. Penso alla morte. Ma non so bene a cosa sto pensando».