Renato Ferraro, Corriere della Sera, 18/03/2001, pag. 13., 18 marzo 2001
Opere ciclopiche, per riguadagnare d’un balzo i trent’anni persi sotto Mao e fornire al Paese le infrastrutture indispensabili: le ha messe in programma il governo della Cina, fiducioso di potere condurre a termine il più vasto piano di lavori pubblici mai varato nella storia umana
Opere ciclopiche, per riguadagnare d’un balzo i trent’anni persi sotto Mao e fornire al Paese le infrastrutture indispensabili: le ha messe in programma il governo della Cina, fiducioso di potere condurre a termine il più vasto piano di lavori pubblici mai varato nella storia umana. I progetti cambieranno la geografia fisica ed economica della Repubblica Popolare, spostando l’ acqua dei fiumi da sud a nord, gas e petrolio da ovest a est e 400 milioni di individui dalle campagne alle città, che diverranno megalopoli con 20, 30, 40 milioni di abitanti. «L’ impatto ecologico non sarà negativo», assicura con ottimismo il governo. In parte ha ragione, perché questi interventi ridurranno i due maggiori fattori di degrado ambientale: l’ uso del carbone come carburante nelle case, nelle fabbriche, nelle centrali elettriche; e la sovrappopolazione delle campagne, dove masse di contadini senza terra tagliano foreste, creando fenomeni d’ erosione e desertificazione, e dove fabbriche primitive avvelenano fiumi e laghi. Gli ambientalisti cinesi però temono il peggio. «Azioni così drastiche sulla natura - ci dice Dai Qing, una ex giornalista messa al bando per avere preso parte al movimento democratico del 1989 - tendono ad avere effetti imprevedibili e incontrollabili. Preferiremmo una strategia graduale e diffusa. I nostri leader credono nei Grandi Balzi, nelle soluzioni miracolose, nell’edificazione di colossi che si vedano dalla luna, come la Muraglia costruita dai predecessori imperiali. Dovrebbero imparare dalla storia: la muraglia s’era rivelata inutile come baluardo contro le invasioni, e il Balzo in avanti promosso da Mao Zedong negli anni ’ 50 era stato una catastrofe. Questi megaprogetti, temo, causeranno megadisastri. L’esempio lo abbiamo sotto gli occhi. Ancora prima di essere terminata la faraonica diga del le tre gole sullo Yangtze, la diga più lunga del mondo, è un incubo ecologico. Noi avevamo previsto i guai, ma il governo non ci aveva dato ascolto».