Renato Ferraro, Corriere della Sera, 18/03/2001, pag. 13., 18 marzo 2001
MEGALOPOLI
«Per occupare nei servizi e nell’industria la popolazione rurale sovrabbondante e per modernizzare l’agricoltura - afferma Dai Junliang, del ministero Affari civili - dovremo nel prossimo ventennio erigere ogni anno 40 nuove città, portando la popolazione urbana a 750 milioni, dagli attuali 400. Si tratta insomma di trasferire una massa umana superiore all’ intera popolazione del Nord America». Sono cifre sbalorditive, ma ancora insufficienti a giudizio di alcuni geografi, i quali ritengono che il rapporto di oggi - 70% di cinesi nelle campagne, 30% nelle città - dovrà adeguarsi alle norme del mondo sviluppato, e soprattutto alla scarsità di terre arabili: appena un decimo di ettaro procapite in questo Paese. Se l’ obiettivo è un 20% di popolazione rurale, allora la migrazione interesserà gradualmente 600 milioni d’ individui, più i loro figli a venire. Le attuali metropoli si gonfieranno, creando megalopoli con decine di milioni di abitanti a metà del secolo, quando i cinesi saranno un miliardo e 600 milioni. Zhou Yixing, professore di geografia all’ università di Pechino, prevede immense aree urbanizzate che fondano Pechino e Tianjin, Dalian e Shenyang al nord; Shanghai e tutto il delta dello Yangtze sulla costa orientale; Canton, Shenzhen, Zhuhai, Macao e Hong Kong al sud; Chengdu e Chongqing al centro. Alcune di queste "città" potrebbero avere una popolazione pari a quella dell’ Italia. «Incubo ecologico? Non vedo alternative migliori - dice Andy Xie, chief economist di Morgan Stanley in Asia - poiché il popolo cinese non può venire dimezzato. Se lo si lascerà in campagna inquinerà di più, userà maggiori risorse, produrrà di meno. E alla fine, dopo un’esplosione sociale, dilagherà nel mondo. Occorreranno, credo, trenta megalopoli con 30-50 milioni di abitanti. La megalopoli è il sistema meno costoso sia per creare abitazioni, infrastrutture, posti di lavoro, sia per tenere sotto controllo l’inquinamento».