Renato Ferraro, Corriere della Sera, 18/03/2001, pag. 13., 18 marzo 2001
Liang Congjie, capo dell’associazione Amici della natura, la più forte organizzazione ambientalista cinese, è figlio d’arte
Liang Congjie, capo dell’associazione Amici della natura, la più forte organizzazione ambientalista cinese, è figlio d’arte. Suo padre s’era scontrato con Mao per impedire che le antiche mura di Pechino venissero rase al suolo e suo nonno era stato uno dei primi riformatori liberali al tempo dell’impero. Da 8 anni Liang guida un migliaio di militanti impegnati a combattere su tutti i fronti: nelle campagne contro contadini ignari e burocrati ladri, nelle città contro fabbriche che inquinano, nelle scuole per educare i giovani, a Pechino per sensibilizzare il governo. Nessun primo ministro aveva mai dedicato attenzione all’ ambiente. E’ soddisfatto del rapporto "verde" letto all’ Assemblea popolare dal premier Zhu Rongji? «Segna una svolta. Mi preoccupa però la scala mastodontica dei piani. Io credo che si debba assistere la natura, non violentarla». Ma, dice il governo, in Cina per esempio la scarsità d’ acqua è così seria che misure di conservazione e riciclaggio non basteranno. Bisogna deviarla da dove abbonda. «Ammettiamo che l’ acqua possa venire condotta al nord senza essere avvelenata per strada. Avremo risolto alcuni problemi per dieci o vent’anni. Con questo modello di sviluppo i bisogni industriali continueranno a espandersi, e saremo presto punto e daccapo. No, bisogna ragionare a partire dalle risorse disponibili pro capite, che in Cina sono rare». Propone un ritorno al la frugalità maoista? «Propongo una civiltà che dia valore alla ricchezza spirituale più che ai gadget. Dobbiamo chiederci: quante fabbriche possiamo permetterci? E’ serio far sognare a ogni famiglia cinese l’automobile? Che cosa accadrebbe nel mondo se ogni cinese bruciasse tanta energia quanto un americano? Il governo cavalca un modello di sviluppo che implica un impiego crescente di risorse e produce crescenti danni ambientali. Il nostro popolo, così materialista, è felice. Ma quali disastri lo aspettano? Non sto sostenendo che ricchi possono essere solo gli occidentali. Dico che il boom economico della Cina obbliga tutti i popoli a scoprire una verità: questo modello di sviluppo è stato possibile solo finché era riservato a una minoranza».