R. E., Corriere della Sera, 18/03/2001, pag. 13., 18 marzo 2001
Caccia all’ uomo in Cina: Jin Ruchao, 41 anni, sordomuto , è ricercato dalla polizia in relazione alle esplosioni che venerdì hanno distrutto quattro edifici causando oltre 100 morti a Shi- jiazhuang, città industriale di 1,7 milioni di abitanti 250 chilometri a sud della capitale Pechino
Caccia all’ uomo in Cina: Jin Ruchao, 41 anni, sordomuto , è ricercato dalla polizia in relazione alle esplosioni che venerdì hanno distrutto quattro edifici causando oltre 100 morti a Shi- jiazhuang, città industriale di 1,7 milioni di abitanti 250 chilometri a sud della capitale Pechino. Sulla sua testa c’ è una taglia di 50 mila yuan (circa 13 milioni di lire), l’equivalente di dieci anni di paga per un lavoratore cinese medio. La foto di Jin figurava ieri sulle prime pagine dei giornali locali e sulle pareti degli uffici pubblici. L’ uomo, che risulta ricercato anche per l’omicidio di una donna, forse la sua fidanzata, avvenuto all’ inizio di questo mese, secondo la polizia viveva all’ interno della fabbrica di cotone n.3, in uno dei due dormitori (vi abitavano 48 famiglie di operai) ridotti a cumuli di macerie tra le 4 e le 5 di venerdì (le 22 italiane di giovedì), insieme con la sede di una ditta di costruzioni e un edificio delle ferrovie nel centro della città. Le esplosioni sono avvenute a diversi chilometri l’ una dall’ altra. Jin - avverte la nota della polizia - sarebbe responsabile di non specificati "crimini estremamente gravi". Nessuna ipotesi ufficiale sui moventi, ma solo la caccia all’ attentatore. Il secondo in pochi giorni: anche due settimane fa, quando nella provincia dello Jianxi un’ esplosione fece crollare una scuola-fabbrica uccidendo 42 scolari, le autorità inizialmente parlarono di una bomba collocata da un uomo. Poi le famiglie delle vittime rivelarono che nella scuola gli scolari fabbricavano fuochi d’artificio, cosa che l’altro ieri ha ammesso anche il premier Zhu Rongji, in una eccezionale diretta tv in cui ha chiesto scusa per la morte dei bambini. Shijiazhuang ora è una città blindata. Controlli alle auto in uscita, posti di blocco, transenne intorno ai luoghi delle esplosioni. Tensione tra la polizia e i residenti per la proibizione di tornare in quel che resta dei palazzi semidistrutti. Tra la gente, c’è chi attribuisce le esplosioni all’atroce vendetta di alcuni lavoratori licenziati dal cotonificio. Il bilancio di sangue è destinato a salire: secondo l’agenzia di stampa statale Xinhua, che in un primo tempo aveva parlato di 8 morti, le vittime sarebbero 108. «Non credo alle stime ufficiali», ha detto all’agenzia Reuters l’infermiera in pensione Liu Guyiou, che abita a poche decine di metri dal dormitorio n. 3. «Questo è un atto contro il governo. Il partito è troppo corrotto». Il dormitorio n.3 è a un isolato dal quartier generale del Partito comunista: l’esplosione ha aperto uno squarcio largo 8 metri e alto 5 piani. Citati dalla Cnn, giornalisti locali ricordano che di recente è stato esautorato "per crimini economici" il sindaco della città, sede di industrie tessili oggi in declino. Nel settembre scorso, i l capoluogo della provincia di Hebei era stato teatro di altre quattro esplosioni (14 morti). L’ uomo condannato e giustiziato per quella vicenda, Li Yonghui, secondo le autorità aveva ricattato il governo minacciando attentati e chiedendo un milione di dollari.