Marina Cepeda Fuentes, Il Giornale, 22/08/1997, 22 agosto 1997
Ma la cucina era per lui un’ossessione, tant’è vero che nell’estate del 1478 aprì una osteria insieme con il Botticelli anche lui cuoco dilettante: la chiamarono «All’insegna delle Tre Ranocchie di Sandro e Leonardo»
Ma la cucina era per lui un’ossessione, tant’è vero che nell’estate del 1478 aprì una osteria insieme con il Botticelli anche lui cuoco dilettante: la chiamarono «All’insegna delle Tre Ranocchie di Sandro e Leonardo». I menù venivano scritti da Leonardo, ma da destra a sinistra perché era mancino, sicché i clienti non lo capivano. Allora il Botticelli ebbe l’idea di disegnare le pietanze accanto alle enigmatiche scritte, come in una sorta di rebus (alcuni di questi menù sono conservati nella William Thomson Collection) con il risultato che le ordinazioni divenivano interminabili. Quando finalmente i piatti arrivavano a tavola, i pochi clienti dovevano rassegnarsi a consumare quelle piccole porzioni di strani abbinamenti, benché artisticamente disposti: il cuore di carciofi con due acciughe e una fetta di capretto bollito; le zampe di ranocchie fritte, specialità della casa, disposte a forma di croce su due foglie di «unghie di strega»; i rognoni di agnello finemente tagliati e messi su fette di cetrioli e di carote a forma di ruota di carro e altre simili creazioni componevano il menù della «futuristica» taverna dei due bizzarri artisti. Furono costretti a chiudere dopo qualche mese per mancanza di avventori: il Botticelli tornò dal Verrocchio mentre Leonardo si dedicò a suonare il liuto e a disegnare strani marchingegni che dovevano servire a far risparmiare sforzi ai cuochi e a migliorare l’efficienza nelle grandi cucine di corte.