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 1997  agosto 22 Venerdì calendario

Ma, come è riportato in un libriccino degli inglesi Shelag e Jonathan Routh, edito dieci anni fa a Londra col titolo di Leonardo’s kitchen note books, deluso e amareggiato per la scarsa attenzione che i signori fiorentini prestavano alle sue idee, si trasferì a Milano convinto che gli Sforza, più vicini alla Francia e perciò più progrediti, avrebbero gradito le sue innovazioni

Ma, come è riportato in un libriccino degli inglesi Shelag e Jonathan Routh, edito dieci anni fa a Londra col titolo di Leonardo’s kitchen note books, deluso e amareggiato per la scarsa attenzione che i signori fiorentini prestavano alle sue idee, si trasferì a Milano convinto che gli Sforza, più vicini alla Francia e perciò più progrediti, avrebbero gradito le sue innovazioni. Ludovico il Moro che diede ampia libertà all’artista, si mostrò persino disposto a ritirarsi con la sua corte al palazzo di Vigevano mentre procedevano i lavori di ammodernamento delle cucine del Castello Sforzesco di Milano, considerate da Leonardo poco funzionali. «In primo luogo - spiegava l’artista allo Sforza - è necessaria una fonte di calore costante per cucinare e anche una provvista costante di acqua bollente. Un pavimento sempre pulito e una serie di apparecchi per pulire, tritare, tagliare, pelare e affettare gli ingredienti. Qualche ”ingegno” per mandar via i cattivi odori e il fumo, e inoltre serve la musica: perché il personale delle cucine lavorerà meglio e più allegramente se ci sarà la musica». Leonardo fece costruire alcuni di quegli «ingegni» il primo per arrostire automaticamente poi una sorta di alambicco gigantesco di metallo per avere sempre acqua bollente; un marchingegno per pulire il pavimento che consisteva in due buoi che spingevano un enorme spazzolone; un tritacarne immenso dove si doveva immettere il vitello intero e per il quale erano necessari almeno dieci uomini; un dispositivo di pioggia fresca artificiale, che doveva servire a spegnere il fuoco in caso di incendio; e tanti altri «ingegni» nello stile del compagno di Paperino, Archimede Pitagorico. Giunto il giorno dell’inaugurazione delle nuove cucine, con un grande banchetto per tutta la corte degli Sforza, quelle innovazioni riuscirono però soltanto a creare una straordinaria confusione.