Orio Caldiron, Il Mattino, 10/08/1997, 10 agosto 1997
Nel suo girovagare per l’Italia con la compagnia gli capita di fare a volte curiose ricerche genealogiche
Nel suo girovagare per l’Italia con la compagnia gli capita di fare a volte curiose ricerche genealogiche. Si reca nei cimiteri per scoprire sulle lapidi suoi omonimi. A Torino ha la fortuna di trovare la tomba di un nobile Antonio De Curtis vissuto qualche secolo prima. Convinto che si tratti di un suo parente, invita tutti gli attori ad andare con lui al cimitero dove porta i fiori e accende ceri davanti alla lapide dell’illustre antenato. Si immedesima talmente nella parte che finisce con il commuoversi per davvero e col far piangere anche i compagni. Allo stesso periodo risale un episodio poco conosciuto della biografia dell’attore. Se l’ossessione araldica è l’esplicita nobilitazone di un figlio naturale, il comico applaudito in tutti i teatri d’Italia sembra avere bisogno anche di un attestato culturale, di quel pezzo di carta a cui non è mai approdata la sua irregolare carriera scolastica. Nel ’28-’29 il trentunenne Antonio avrebbe frequentato la terza liceo classico nella scuola privata Celentano di Napoli. Ne fa fede un bel diploma con stemmi, foglie di alloro e timbri di vario tipo che non riescono a sminuire l’incongruità dell’avvenimento. Nella formazione del comico manca ancora il momento, importante anche se breve, del ”Nuovo” di Napoli. L’improvvisa decisione di un impresario estroso fa di Totò il successore di Gennaro di Napoli, prestigioso animatore della compagnia Molinari che agiva stabilmente al ”Teatro Nuovo”, consentendogli di riprendere il filo della sua originaria napoletanità e di provarsi in un genere di rivista parodistica e caricaturale che sembra sfruttare con singolare efficacia le risorse comiche dell’attore.