Orio Caldiron, Il Mattino, 10/08/1997, 10 agosto 1997
Nel marzo del 1929, mentre si trova a La Spezia con la compagnia Maresca, viene cercato dal barone Vincenzo Scala, titolare del botteghino del ”Teatro Nuovo” di Napoli
Nel marzo del 1929, mentre si trova a La Spezia con la compagnia Maresca, viene cercato dal barone Vincenzo Scala, titolare del botteghino del ”Teatro Nuovo” di Napoli. Vincenzo Scalea è stato mandato dall’impresario Eugenio Aulicino per scritturarlo come nuova vedette dopo la morte di Di Napoli. Totò ci riflette un po’, ma poi per la cifra, allora astronomica, di trecento lire al giorno che chiede e ottiene, accetta. Il debutto avviene in settembre. Il primo spettacolo musicale che viene messo in scena è Messalina di Kokasse e cioè Mario Mangini e di sua moglie Maria Scarpetta. Accanto a Totò recitano Titina De Filippo, Antonio Schioppa, Lia Thomas. Il personaggio di Totò è quello di Cajo Silio, il favorito dell’imperatrice. Verso la fine dello spettacolo, inseguito da un pretoriano, si arrampica su per il sipario e da lì comincia a fare smorfie, mossette e sberleffi al pubblico come se fosse una scimmia allo zoo. L’improvvisazione manda in visibilio gli spettatori che, presi alla sprovvista dalla inattesa esibizione, si spellano le mani dagli applausi. Per Totò d’ora in poi sarà quasi un punto d’onore lasciarsi andare al suo estro che gli permette di creare un feeling con il pubblico di cui pare colga sempre le particolari vibrazioni e tutte le richieste. Il repertorio della compagnia include anche I Tre moschettieri di Kokasse e Scarpetta, in cui Totò impersona uno straordinario D’Artagnan che brandisce come spada una stampella d’armadio. Dopo le macchiette degli esordi, a Cajo Silio e a D’Artagnan si deve attribuire il valore di altrettante, strepitose identificazioni, di vistosi segnali di riconoscimento. Non è solo un’altra tappa importante nel cammino dell’attore, ma sottolinea anche il ruolo di primo piano che lo stravolgimento parodistico di testi oppure situazioni preesistenti ha sempre avuto, e continuerà ad avere, in quel processo di appropriazione di elementi disparati, talora anche eterogenei, che è al fondo della sua comicità.