la Repubblica, 29/08/1997., 29 agosto 1997
Le candidate. Atene ha il pregio di avere tre impianti su quattro già in funzione, punta sulla tradizione olimpica, vanta un credito per lo scippo dell’edizione del centenario, ma ha un traffico caotico e ai recenti mondiali d’atletica ha mostrato scarse capacità d’organizzazione e difficoltà nell’attirare il pubblico
Le candidate. Atene ha il pregio di avere tre impianti su quattro già in funzione, punta sulla tradizione olimpica, vanta un credito per lo scippo dell’edizione del centenario, ma ha un traffico caotico e ai recenti mondiali d’atletica ha mostrato scarse capacità d’organizzazione e difficoltà nell’attirare il pubblico. Buenos Aires punta sulla suggestiva idea del ”corridoio olimpico”, una striscia sul mare lunga 14,7 km e larga 2 che dovrebbe accogliere gran parte delle gare, e fa pesare il fatto che il Sudamerica non ha mai organizzato l’Olimpiade. Ostacolo insormontabile lo scarso peso del continente all’interno del Cio (solo 8 membri su 113). A Città del Capo il sistema olimpico è totalmente da costruire, il carisma di Mandela ed il fascino dell’Africa potrebbero annullare lo svantaggio ma la criminalità non dà tregua tanto che nel corso dei mondiali di scherma un atleta fu rapinato e ferito. A Roma buona parte degli impianti è già disponibile, il progetto presentato al Cio ha l’appoggio di tre grandi associazioni ambientaliste, ma il traffico è caotico quanto quello d’Atene ed i recenti Giochi del Mediterraneo e Universiadi organizzati in Italia (Puglia e Sicilia) sono stati criticati da tutta la stampa estera. A Stoccolma gli impianti sono quasi totalmente pronti, il progetto prevede tre gare su quattro all’interno di un’area di 5 km quadrati e grazie a un budget interamente coperto dal parlamento vanta una notevole sicurezza finanziaria. I problemi vengono dalle bombe contro la candidatura e dai sondaggi negativi sul gradimento della popolazione.